Appalti e servizi idrici: regole più precise e un occhio all’innovazione

22 giugno 2016 by

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La gestione delle risorse idriche ha assunto, ormai da anni, una rilevanza mondiale per i ben noti problemi di approvvigionamento legati a doppio filo ai temi dei cambiamenti climatici e della distribuzione disomogenea da paese a paese. Tuttavia, la disciplina in materia di acque non può essere ridotta a considerazioni di mero carattere ambientale, ma, al contrario, spesso richiede la necessità di allargare il cerchio a considerazioni di tipo igienico-sanitario, alimentare, energetico (in Italia l’idroelettrico è ancora la principale fonte rinnovabile) e, di conseguenza, economico; corollari necessari a queste considerazioni sono i temi della fornitura e delle infrastrutture dedicate. Non è un caso, quindi, che, unitamente alle disposizioni in materia di sostenibilità, un altro pilastro verde del nuovo codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) sia la gestione delle risorse idriche, tema che, va ricordato, risente enormemente dell’annosa questione relativa al mancato decollo del servizio idrico integrato, che, come vedremo a seguire, rappresenta una nota dolente anche nel nuovo codice appalti.

 

La prima novità riguarda la riduzione del numero di stazioni appaltanti, ovvero i soggetti preposti all’affidamento degli appalti come anche delle concessioni di lavori pubblici o di servizi. Il nuovo codice, dopo averne definito il profilo giuridico (amministrazioni aggiudicatrici o imprese pubbliche di settore, compresi enti esterni dotati di diritti speciali o esclusivi), pone, come criterio necessario per lo svolgimento dell’attività, l’iscrizione a un’anagrafe unica delle stazioni appaltanti istituita presso l’Autorità nazionale anticorruzione. Tuttavia, perché la riforma diventi operativa, sarà necessario attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il cui compito sarà messa a punto l’organizzazione dell’anagrafe.

 

Un’altra novità riguarda le procedure per lassegnazione delle gare; in particolare, alle modalità già previste dall’attuale disciplina (aperte, ristrette, negoziate e di dialogo competitivo), il nuovo codice degli appalti aggiunge una quinta tipologia detta “partenariato per linnovazione”. In buona sostanza, si tratta di uno strumento al quale l’ente aggiudicatario può ricorrere per sviluppare prodotti, servizi o lavori di tipo innovativo, ma solo a patto che sul mercato non esista una soluzione adeguata. La modalità di applicazione di questa disposizione, che ha peraltro l’indiscutibile merito di aprire il settore all’innovazione, stimolando la concorrenza, resta comunque a totale discrezione dell’ente aggiudicatore, considerata l’eterogeneità delle gare alle quali si potrebbero applicare.

 

Altrettanto discrezionale resta la facoltà della stazione appaltante di istituire criteri per selezionare il sistema di qualificazione degli operatori economici che intendono partecipare alle gare, come anche le modalità di funzionamento del sistema di qualificazione. In aggiunta a ciò, il nuovo codice prevede la possibilità di profilare il suddetto sistema in base al tipo di appalto, suddividendolo in diversi stadi di qualificazione. Facile intuire i possibili benefici in termini di risparmio di tempo nella gestione e affidamento delle gare di appalto.

 

Una nota stonata è, invece, l’ennesima occasione persa per raccordare la disciplina degli appalti di servizi idrici con quella sul servizio idrico integrato di cui al D.Lgs. n. 152/2006, codice dell’ambiente. La conseguenza del perdurare di questa situazione è una dualità nella gestione amministrativa delle risorse idriche: mentre ai sensi del nuovo codice appalti (peraltro in continuità con il precedente decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163) il ciclo dell’acqua potabile va considerato distintamente rispetto alle attività di smaltimento e di trattamento delle acque reflue, nel testo unico ambientale le due discipline sono gestite in maniera più unitaria. Parimenti, gestione ed erogazione del servizio idrico integrato sono una cosa sola nel D.Lgs. n. 152/2006, ma vengono distinte all’interno dell’articolo 117 del nuovo codice appalti. Il tutto a discapito di un sistema che dovrebbe puntare a una gestione del bene “acqua” secondo criteri di efficienza ed economicità, ma che, di fatto, rappresenta ancora un elemento di debolezza.

 

 

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