Appalti, ambiente e responsabilità sociale: l’Italia fa scuola

12 luglio 2017 by

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Sempre più stretto il legame tra appalti, da un lato, e ambiente, sicurezza e social responsability, dall’altro, come dimostrano due recenti pubblicazioni in Gazzetta Ufficiale. Nel dettaglio, il decreto del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 gennaio 2017 ha fissato i criteri ambientali minimi per tre settori di grande rilevanza: la fornitura e il servizio di noleggio di arredi per interni, laffidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici e la fornitura di prodotti tessili. A breve distanza, è stato pubblicato il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (cosiddetto “decreto correttivo”), che, nel riformare il codice degli appalti (D.Lgs. n. 50/2016) ha portato al 100% la quota di considerazioni ambientali e sociali da inserire obbligatoriamente negli appalti pubblici italiani.

 

Entrando nel merito del primo decreto, emerge chiaramente come, accanto a criteri ambientali, il legislatore abbia posto grande attenzione a elementi di responsabilità sociale. Ad esempio, per quanto riguarda il segmento della costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici (nell’ambito del quale i criteri minimi ambientali si applicano alla totalità del valore a base d’asta) è previsto l’obbligo di tenere in considerazione «diritti umani e condizioni di lavoro» in fase di selezione dei candidati alla fornitura dei servizi. Considerazioni analoghe sono state fatte per il servizio di noleggio di arredi per interni e, soprattutto, per l’intera filiera della fornitura di tessili (capi di abbigliamento da lavoro, articoli per uso in ambienti interni e DPI), dalla selezione dei candidati, all’aggiudicazione dell’appalto fino all’esecuzione del contratto.

 

In primo piano restano, ovviamente, i criteri ambientali che gli articoli devono soddisfare per entrare a far parte del capitolato d’appalto. Così, ad esempio, i componenti di arredo devono rispondere a una serie di requisiti come l’assenza di determinate sostanze pericolose sia nel legno (formaldeide, composti organici volatili eccetera) sia nelle materie tessili e nel pellame, la provenienza del legno da una filiera sostenibile, la presenza di plastica derivante da riciclo, la facilità di disassemblaggio e l’eco-compatilità degli imballaggi. In merito ai tessili è stata posta una maggiore attenzione ai potenziali impatti nelle fasi di produzione e utilizzo rispetto a quelli legati allo smaltimento, secondo un ormai consolidato approccio preventivo. Addirittura, sono state declinate le potenziali fonti di impatto a seconda della tipologia di tessuto: per il cotone l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti nelle coltivazioni, per la lana l’impiego di sostanze tossiche impiegate per il lavaggio del materiale tosato, le emissioni climalteranti e i consumi energetici per le fibre sintetiche, ai quali va aggiunto l’impatto sugli ecosistemi boschivi e forestali nel caso delle fibre derivanti dalla cellulosa.

 

Tante anche le novità del D.Lgs. n. 56/2017. Oltre alla già citata applicazione totale dei criteri ambientali minimi agli appalti pubblici, il decreto correttivo rafforza ulteriormente, rispetto a quanto già stabilito dal codice appalti, il ruolo delle certificazioni verdi come strumento di riduzione delle garanzie fideiussorie da prestare per poter partecipare alle gare. In particolare, alle decurtazioni già stabilite per le certificazioni Uni En Iso 14001 (- 20%), le registrazioni EMAS (-30%) e i beni e i servizi “marchiati” Ecolabel (ulteriore -20%), il nuovo decreto introduce sgravi del 15% (cumulabili) per gli operatori economici che sviluppano un inventario di gas ad effetto serra ai sensi della norma Uni En Iso 14064-1 o un’impronta climatica (carbon footprint) di prodotto ai sensi della norma Uni Iso/Ts 14067. Non cumulabile è invece il tasso di riduzione del 30% previsto per i soggetti che posseggano almeno uno delle seguenti attestazioni: rating di legalità e di impresa ex D.Lgs. n. 231/2001 o certificazione social accountability 8000; certificazione del sistema di gestione a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori od Ohsas 18001; in caso di offerta qualitativa dei servizi energetici, Uni Cei En Iso 50001 sul sistema di gestione dell’energia o Uni Cei 11352 riguardante la certificazione di operatività in qualità di Esc (energy service company). Non da ultimo, il decreto correttivo rende obbligatorio l’inserimento di specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato nei bandi per contratti ad alta intensità di manodopera.

 

In conclusione, è possibile affermare che la gestione degli appalti pubblici in Italia ha assunto una connotazione fortemente improntata a criteri di salvaguardia ambientale, risparmio energetico e tutela dei lavoratori, cosa ha fatto del nostro Paese un caso scuola (condizioni tutt’altro che frequente) all’interno dell’Unione europea.

 

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A cura della redazione di Now How

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