Ambiente, energia e sicurezza: ora comunicarli è un obbligo

19 maggio 2017 by

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Negli ultimi decenni le politiche di rispetto dellambiente e della riduzione dei consumi sono entrate a far parte delle logiche aziendali non solo come adempimenti legislativi, ma spesso come oggetto di comunicazione volontaria al fine di consolidare la propria posizione nei confronti di clienti e investitori. In questo senso, il decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, rappresenta una sorta di “trait dunion” tra questi due ambiti, perché riguarda la comunicazione (obbligatoria), da parte di alcune imprese e dei grandi gruppi societari, dei dati relativi agli impatti ambientali generati dalle proprie attività, con particolare riferimento all’utilizzo delle risorse energetiche (rinnovabili e non), alle emissioni di gas a effetto serra, all’impiego di risorse idriche e all’inquinamento atmosferico, senza trascurare le componenti legate alle salute e alla sicurezza.

 

Il tema, relativamente nuovo anche in ambito comunitario, ha iniziato a svilupparsi con la direttiva 2014/95/Ue, che modificando la precedente direttiva 2013/34/UE di carattere esclusivamente finanziario, ha esteso lobbligo di comunicazione anche a dati non finanziari, sulla scorta di quanto evidenziato dalla Commissione europea, prima, e dal Parlamento Europeo, in seguito. In particolare, quest’ultimo, nel corso di audizioni tenutesi nel 2013, ha messo in luce il ruolo delle “informazioni non finanziariea garanzia della sostenibilità e come leva per promuovere la fiducia da parte dei mercati e dei consumatori, arrivando a definirle «fondamentali per gestire la transizione verso uneconomia globale sostenibile coniugando redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dellambiente».

 

La direttiva 2014/95/Ue è stata ora recepita nella legislazione italiana proprio dal decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, che, va detto subito, non si applica a tutte le società, ma essenzialmente a società quotate, banche e compagnie di assicurazione e riassicurazione che siano in possesso dei seguenti requisiti: numero di dipendenti maggiore di cinquecento nel corso dell’esercizio finanziario; alla data di chiusura del bilancio, oltre i 20.000.000 euro come totale dello stato patrimoniale o 40.000.000 euro come totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni.

 

Per quanto riguarda la filiera dei soggetti coinvolti, agli amministratori della società spetta il compito di redigere, secondo criteri di professionalità e diligenza, una relazione in merito ai dati comunicati in base a quanto prescritto dal D.Lgs. 254/2016. Due, invece, i soggetti aventi un ruolo di controllo: il collegio sindacale deve vigilare sull’osservanza delle disposizioni riportando le proprie osservazioni all’interno della relazione annuale all’assemblea; a chi si occupa, invece, della revisione legale del bilancio spetta il controllo sulla correttezza dei dati non finanziari comunicati dagli amministratori, che, in caso di riscontro positivo, riceveranno un’attestazione di conformità al D.Lgs. 254/2016, che sarà allegata alla relazione stessa. Una volta “certificata”, la dichiarazione andrà depositata presso il registro delle imprese e resa pubblica sul sito web dell’impresa con obbligo di indicare la sezione del sito dove è stata pubblicata.

 

Venendo alla dichiarazione, essa dovrà contenere informazioni su temi ambientali ed energetici, sociali, relativi alla sicurezza del personale e alle condizioni di lavoro, come anche alla lotta contro la corruzione attiva e passiva. Particolare rilevanza avranno i modelli organizzativi adottati dall’azienda (SGA, SGS, 231 eccetera), le conseguenti linee d’azione messe in atto e i risultati conseguiti e verificati in base a indicatori di performance, i possibili rischi per l’ambiente e i lavoratori sia internamente all’organizzazione che per quanto riguarda la filiera dei fornitori.

 

Il decreto legislativo 254/2016, allart. 7 prevede anche la possibilità di realizzare una dichiarazione volontaria per le imprese che, pur non avendo i requisiti dei soggetti obbligati, vogliono comunque comunicare in maniera rigorosa e trasparente le proprie performance in materia ambientale e di sicurezza dei lavoratori. In questi casi possono essere previste alcune semplificazioni come l’esenzione dal controllo dei revisori.

 

Per le aziende in fase di transizione che potrebbero subire danni dalla divulgazione di informazioni non finanziarie possono essere previsti addirittura casi di esenzione dall’obbligo, previo comunque riscontro.

 

Rigoroso, infine, il sistema sanzionatorio che, al di là delle ammende (che si collocano in una forbice tra 7.000 e 150.000 euro) prevede la pubblicazione del provvedimento sul sito web della Consob che comunque ha l’obbligo sia di rendere noto l’avvio, da parte dei soggetti imputati, di un eventuale ricorso sia di pubblicare i dati in forma anonima qualora vi sia un rischio di arrecare un danno di immagine e reputazione (che comunque deve essere determinato) ai soggetti coinvolti.

 

In conclusione, il decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, costituisce un nuovo strumento in grado di coniugare tutela dell’ambiente e dei lavoratori con le esigenze di competitività delle imprese, premiando le realtà che hanno adottato modelli organizzativi certificati.

 

Ambiente energia e sicurezza

 

A cura della Redazione di Now How

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