AIA: il nodo delle garanzie finanziarie

12 dicembre 2016 by

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Non si placa la discussione sulle conseguenze dell’entrata in vigore del recente decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del mare 26 maggio 2016 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 ottobre 2016, n. 237) che ha introdotto i “criteri da tenere conto nel determinare l’importo delle garanzie finanziarie di cui all’articolo 29-sexies, comma 9-septies, del decreto legislativo 3 aprile 2016, n. 152”. Ma per capire l’intera vicenda è necessario fare un passo indietro e partire proprio da due commi dell’articolo 29-sexies del testo unico ambientale dopo le modifiche apportate dal D.Lgs. n. 46/2014 che ha recepito la direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali (cosiddetta “direttiva IED”).

Il primo è il comma 9-quinquies che, alla lettera c), prevede come il gestore dell’impianto sia tenuto a intervenire con azioni riparatrici qualora da una verifica condotta alla cessazione dell’attività produttiva del sito emerga una situazione di contaminazione del suolo e delle acque rispetto a quanto riportato nella relazione di riferimento. Quest’ultima è un documento – previsto dal D.M. n. 272/2014, come modificato dal D.M. n. 141/2015 – che il gestore deve compilare con le informazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee, in riferimento alla presenza di sostanze pericolose pertinenti, necessarie al fine di effettuare un raffronto in termini quantitativi con lo stato al momento della cessazione definitiva delle attività.

Il secondo è il comma 9-septies che prevede l’obbligo per il gestore di prestare garanzie finanziarie, entro 12 mesi dal rilascio in favore della regione o della provincia autonoma territorialmente competente, per adempiere agli obblighi di bonifica di cui al comma 9-quinquies.

E proprio su quest’ultimo dispositivo di legge si è aperto, fin dalla pubblicazione del D.Lgs. n. 46/2014, un accesissimo dibattito in merito alla legittimità dell’obbligo di prestare garanzie finanziarie. La critica riguarda essenzialmente il fatto che, prima della modifica apportata dal decreto di recepimento della direttiva IED al D.Lgs. n. 152/2016, dell’obbligo di prestare garanzie finanziarie non c’era traccia. E non solo non lo prevedeva la direttiva 2010/75/Ce, ma nemmeno la legge 6 agosto 2013, n. 96, con la quale il governo è stato delegato a recepire la direttiva stessa; legge che, peraltro, prevedeva espressamente misure a favore della semplificazione della normativa e non certo nuovi oneri che si vanno, peraltro, a sommare a quelli stabiliti dalla direttiva IED in merito all’adozione delle migliore tecniche disponibili (BAT). L’effetto di questo ulteriore aggravio potrebbe tradursi in un netto svantaggio competitivo per le imprese italiane rispetto a quelle degli altri stati membri, per le quali non è previsto l’obbligo di prestare garanzie finanziarie.

La violazione appare quindi articolata su un doppio livello: da un lato il diritto comunitario, in quanto il D.Lgs. n. 46/2014 ha arbitrariamente introdotto, modificando il testo unico sull’ambiente, una misura non prevista dalla direttiva IED che ha recepito; dall’altro la legge delega e, di conseguenza, l’articolo 76 della costituzione.

Entrando nel merito dei contenuti del D.M. 26 maggio 2016 due sono i punti rilevanti: la determinazione delle garanzie e le modalità di riduzioni dell’importo da versare. La prima avviene tenendo conto delle tipologie di attività svolte, della dimensione del sito, della pericolosità e del quantitativo delle sostanze utilizzate e del periodo di vita utile residuo del sito. Le seconde sono, invece, previste per le imprese certificate Iso 14001 (fino al 40% dell’importo) o registrate Emas (fino al 50 %), a riprova del fatto che i sistemi di gestione certificati siano ormai veri e propri asset strategici, spesso con valore esimente.

 

 

Segue uno schema riepilogativo dell’iter e un sunto delle principali novità.

Riassunto iter

 

schema-riassuntivo

 

 

Formula per il calcolo della garanzia da prestare

formula

 

dove

  • Qi è il quantitativo di sostanza usato, prodotto o rilasciato dall’installazione annualmente in condizioni di massima capacità produttiva;
  •  CUi è il coefficiente unitario espresso in euro su tonnellata (o a metro cubo, se tale unità, a giudizio del gestore, è più adeguata alla misura delle  quantità  di  sostanza)  di  sostanza  pericolosa  pertinente  di  una  determinata  classe  di  pericolosità  gestita  annualmente  alla  massima  capacità  produttiva

 

A cura della redazione di Now How

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