Agricoltura 4.0, tra le più amate dagli italiani

24 novembre 2017 by

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L’agricoltore non è più un forzato dei campi, ma un imprenditore attento e consapevole delle necessità e delle istanze dei consumatori, in chiave di rispetto di natura, animali, ecosistema. Ed è con davanti agli occhi questa nuova immagine del contadino del Duemila che si può comprendere perché l’impresa agricola, con il 19,8% di gradimento, si collochi al terzo posto della graduatoria dei soggetti in cui gli italiani hanno più fiducia dopo le forze dell’ordine (48%) e il volontariato (42,5%).

 

A dircelo è una ricerca condotta dal Censis e presentata nel corso del convegno “Futuro in campo: perché investire nell’agricoltura conviene ai giovani, alle imprese e al Paese” organizzato da Panorama d’Italia.

 

“Se nel 1889 veniva introdotto il trattore in Italia, una rivoluzione che ha portato una trasformazione economica e sociale durata per decenni, adesso si parla di industria 4.0 che comporta un cambiamento radicale anche nell’approccio al comparto agricolo” ha detto Andrea Olivero, viceministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali, andando così a rafforzare questa nuova immagine di imprenditore agricolo.

 

Negli anni è cambiata la percezione che gli italiani hanno dell’agricoltura e oggi il 78,9% degli italiani dichiara di avere un’opinione altamente positiva sulla professione degli agricoltori. Secondo il Censis l’agricoltura oggi ottiene pieno riconoscimento sociale dalla sua scelta strategica di mettere al centro della propria azione le aspettative dei consumatori, tenendo in conto il complesso delle implicazioni sociali, ambientali e di valori della sua attività.

 

In questa chiave nuove opportunità per l’agricoltura arrivano dalla centralità sociale del cibo. In che modo? Sempre secondo l’indagine Censis i consumi food, intesi come le spese alimentari e la ristorazione, valgono 227 miliardi di euro (dati 2016) e l’86% degli italiani, volendo spendere qualche soldo in più su specifici consumi, indica proprio nel food l’oggetto del desiderio. Ma, e qui la cosa si fa interessante, negli acquisti degli alimentari a contare non è solo e soprattutto il prezzo, come avviene invece nel resto del mondo (32% prezzi, 29% gusto e 18% marca). Per il 69,9% degli italiani negli acquisti di cibo contano solo fattori diversi dal prezzo come trasparenza, impatto sulla salute e sicurezza. Addirittura il 78,2% degli italiani è pronto a pagare qualcosa in più per alimenti con ingredienti di produttori/fornitori locali italiani e il 78,5% pagherebbe in più per prodotti realizzati con ingredienti Doc.

 

Secondo l’indagine Censis la centralità sociale del cibo, che oggi esprime la soggettività di persone, territori e comunità, è l’indicatore più efficace delle nuove opportunità dell’agricoltura, che è anche epicentro di una rivoluzione tecnologica che cambia radicalmente la produzione alimentare. Una produzione che, secondo Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, dovrebbe concentrarsi sull’efficienza, realizzando prodotti di qualità e puntando su partnership di lunga durata, con contratti pluriennali, fra produttori agricoli e industria, dove sia premiante la qualità più che la quantità della produzione. Insomma un settore che necessità di lavoratori e professionalità: nei prossimi anni serviranno 3.000 laureati e 45.000 addetti agricoli anche a fronte di un l’export che, adesso intorno ai 32 miliardi, dovrebbe raggiungere quota 50 miliardi nel 2020-21.

 

A cura di Monica Lodi

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