Acqua Shock. Edward Burtynsky (Approfondimento)

03 febbraio 2016 by

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Edward Burtynsky è un grande interprete della fotografia internazionale. Il suo lavoro documenta gli effetti del nostro progresso sul pianeta. Attraverso ricerche approfondite e lunghi viaggi ha scoperto e raccontato realtà solo in apparenza lontane, ma strettamente collegate al futuro del genere umano.

 

Le risorse naturali sono al centro della sua opera fotografica e dopo le affascinanti immagini delle cave e la magnifica serie dedicata al petrolio, negli ultimi anni si è rivolto allo studio della primaria fonte di vita sulla terra, l’acqua. Infatti si è svolta a Milano una mostra dal titolo “Acqua Shock”, al Palazzo della Ragione.

 

“Acqua Shock” è una raccolta di 60 fotografie divise in sette capitoli – Golfo del Messico, Devastazioni, Controllo, Agricoltura, Acquacoltura, Rive, Sorgenti – e all’interno di questo lavoro c’è un’analisi di tutti gli aspetti connessi all’origine e all’utilizzo dell’acqua: dal delta dei fiumi ai pozzi a gradini, dalle colture acquatiche alle irrigazioni a pivot centrale, dai paesaggi disidratati alle sorgenti indispensabili.

 

Lo sguardo di Burtynsky spinge lo spettatore a guardare in modo diverso all’impatto dello sviluppo industriale sull’ambiente. Lui stesso dichiara: “le mie fotografie testimoniano in modo obiettivo la presenza dell’uomo e il suo impatto sulla natura che ci ospita”. Non vuole essere necessariamente una denuncia ma inevitabilmente porta chi osserva queste fotografie a porsi delle domande riguardo lo sfruttamento delle risorse naturali e il suo impatto sull’ambiente circostante.

 

La sua fotografia abbraccia sistematicamente i grandi spazi anche quando si ferma a riprendere l’interno di una fabbrica cinese. Lui stesso descrive questi spazi come belli, ma anche respingenti. Belli per le nuove geometrie ricavate dall’uomo, per la tensione grafica tra la brutalità delle macchine moderne e i paesaggi che per secoli sono stati disegnati da un’agricoltura povera di strumenti. Respingenti per quel che evocano di irreversibile, squilibrato, esaurito e inquinato.

 

La lotta di Edward Burtynsky non è in funzione anti-capitalista, anti-industriale o magari semplicemente nostalgica di un’epoca passata, bensì è una necessaria presa di coscienza che chiede il rispetto degli equilibri imprescindibili; in altri termini è una lotta per lo sviluppo sostenibile. Lo stile fotografico scelto è grandioso, frontale e predilige quei punti di vista che permettono di abbracciare spazi la cui immensità, profondità, ricomposizione, violenza fanno riflettere.

 

La sua opera è presente nelle più grandi collezioni e ha ricevuto numerosi premi tra cui il TED Prize e il Outreach Award dei Rencontres d’Arles. L’artista è rappresentato da Howard Greenberg Gallery New York, e da Metivier Gallery, Toronto.

 

A questo link, il sito dell’artista.

 

A cura di Rita Sberlati, Art curator and Human Resources

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