Acqua ed energia. Una relazione a rischio

18 settembre 2017 by

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L’acqua e l’energia sostengono lo sviluppo economico e sociale. La prima è necessaria per ogni fase della produzione di energia e la seconda è fondamentale per la fornitura e il trattamento dell’acqua. Questa interdipendenza ha implicazioni significative per la sicurezza di entrambe.

 

In un momento in cui la siccità e i cambiamenti climatici sono sempre più intensi, le esigenze di acqua ed energia aumentano costantemente e diventa sempre più importante comprendere i legami tra le due per anticipare i punti di stress futuri e per attuare politiche, tecnologie e pratiche che possano risolvere in modo affidabile i rischi associati.

 

La relazione tra energia e acqua è molto più stretta di quanto si pensi e comprende sia le fonti fossili che rinnovabili. Lo dimostra uno studio del World Resources Institute (WRI) intitolato “No Water, No Power”. Secondo questa analisi, più del 90% della produzione mondiale di elettricità è garantito dalle centrali idroelettriche-termoelettriche, quindi la riduzione degli approvvigionamenti idrici è un fattore di rischio sempre più elevato.

 

Lo studio parte dalla siccità in Kenya e nei paesi limitrofi che era diventata così grave all’inizio di quest’anno che il governo aveva dichiarato un disastro nazionale: la produzione alimentare era scesa, lasciando più di 2,6 milioni di persone senza l’accesso a al cibo sufficiente. Anche il settore energetico – il 70% dell’elettricità del Kenya è generato da due sorgenti dipendenti dall’acqua: idroelettrica e combustibili fossili – ha avuto i suoi contraccolpi tanto che il margine di riserva, cioè la quantità di energia che serve a coprire i picchi di domanda, è crollato al 4,4%, molto inferiore al 15% raccomandato per minimizzare il rischio di blackout estesi.

 

Anche l’India è un altro paese il cui approvvigionamento elettrico è stato colpito dalla scarsità di acqua: nel 2016 il settore dell’energia elettrica, fortemente dipendente dall’acqua per raffreddamento, ha subito perdite di profitto di almeno 350 milioni di dollari a causa di una grave siccità.

 

Più il clima si riscalda, più il settore elettrico soffrirà: gli esperti prevedono che la produzione di energia nelle centrali termoelettriche europee potrebbe scendere del 19% tra il 2031 e il 2060 a causa degli impatti climatici con la conseguente crisi delle forniture idriche.

 

Uno studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, ha quantificato in circa il 44% dell’acqua, usata direttamente ed indirettamente in Europa, la quota utilizzata negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo; quota equivalente al consumo annuale di circa 80 milioni di persone.

In Italia, dove non c’è il nucleare che risulta essere la fonte che consuma più acqua, la produzione energetica da fonti fossili genera ogni anno un consumo di circa 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone.

Negli ultimi anni, in Cina, Brasile e Stati Uniti, la minore disponibilità d’acqua nei bacini artificiali ha costretto tantissime dighe a operare sotto la massima capacità, una situazione che minaccia di diventare cronica a causa dell’innalzamento continuo delle temperature.

 

È importante che le centrali elettriche nelle regioni vulnerabili agiscano presto sviluppando strategie di adattamento al clima e investendo in tecnologie che possano risparmiare acqua per ridurre potenziali rischi.

 

Tra le soluzioni consigliate c’è sicuramente l’investimento in fonti pulite come l’eolico e il fotovoltaico; il vento infatti è, tra le fonti energetiche rinnovabili, quella maggiormente in grado di contrastare i cambiamenti climatici e di ridurre la Co2. Secondo le stime dell’Anev, negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese, si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone.

 

Dall’altro lato, bisogna diminuire l’impatto idrico degli impianti termoelettrici, sfruttando ad esempio tecnologie di raffreddamento ad aria oppure acqua marina desalinizzata e sistemi di riciclo delle acque reflue.

 

Anche la IEA – International Energy Agency si è pronunciata sul tema con Water Energy Nexus. Excerpt from the World Energy Outlook 2016” uno studio che analizza la stretta connessione tra acqua ed energia attraverso stime e previsioni.

È in pratica un tentativo di richiamare l’attenzione sulla questione, e i risultati previsti mostrano che ci sono modi per mitigare i rischi. Esistono già politiche e tecnologie che possono contribuire a migliorare la situazione dimostrando che l’acqua non deve essere un fattore limitante per il settore energetico e che un aumento della domanda di acqua non deve essere accompagnato da un pari aumento di energia richiesta. Tuttavia, ci sono compromessi da considerare e un’azione di successo richiede una forte attenzione coordinata tra diversi rami e livelli di governo, nonché una collaborazione tra responsabili politici, ricercatori, industria e consumatori.

 

A cura della Redazione di Now How

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