Accumulo di energia: buone prospettive all’orizzonte

12 luglio 2016 by

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Non è un segreto per nessuno: per una piena diffusione e successo delle fonti di energia rinnovabile – per definizione discontinue, cioè con una capacità di generazione legata alla presenza del sole o del vento – il passaggio decisivo è riuscire a trovare (uno) il modo di conservare efficientemente l’elettricità generata, (due) quello di immetterla in rete quando ce n’è bisogno. Stiamo parlando del non semplice problema dell’accumulo, dello storage di elettricità proveniente da fonti pulite. Risolvere questo problema è il passo che ci separa dalla piena trasformazione del sistema energetico, dicono gli esperti: già oggi in molti casi le fonti rinnovabili sono più convenienti di quelli tradizionali fossili, ma senza soluzioni reali e praticabili di storage, anche in futuro necessariamente bisognerà conservare delle centrali fossili per avere una backup capacity, ovvero una potenziale riserva di generazione.

Per fortuna – grazie ai forti investimenti in ricerca – la prospettiva dello storage è decisamente rosea. Gli scienziati sfornano sempre nuove soluzioni tecniche, i costi delle batterie si riducono in parallelo alla crescita della loro capacità di accumulo. Una recente ricerca di GTM Research prevede una rapida riduzione del costo complessivo dei sistemi di accumulo: nei prossimi cinque anni dice lo studio, si prevede un calo del 41 per cento dei costi dei cosiddetti balance of system (BOS), ovvero i sistemi che comprendono tutto ciò che non è la batteria – dall’inverter all’installazione dell’impianto, dalla connessione all’acquisizione del cliente. Oggi costano circa 670 dollari per chilowattora, nel 2020 arriveranno a soli 400 dollari. Il calo più significativo sarà quello degli inverter bidirezionali per lo storage, il cui prezzo si avvicinerà rapidamente a quelli dei più semplici inverter per fotovoltaico. Ma scenderanno molto anche i costi di progettazione e acquisizione del cliente, di trasporto e installazione.

Ancora più massicci saranno i tagli dei costi per la parte batterie (ovviamente quella più rilevante) dei sistemi di accumulo. Secondo le previsioni di Goldman Sachs Global Investment Research sempre di qui al 2020 il calo dei prezzi delle batterie sarà del 63 per cento; il peso scenderà del 52 per cento; contemporaneamente la capacità aumenterà del 50%. Numeri confermati da una stima del Dipartimento dell’Energia del governo Usa, che proietta un calo della metà – sempre da oggi al 2020 – del costo delle batterie al litio. Merito, dice una ricerca della società Avicenna Energy, della crescita dei volumi produttivi: grazie alla spinta delle automobili elettriche il mercato delle batterie potrebbe passare dagli attuali 60 GWh attuali a 180-200 entro il 2025.

 

Now-How-Previsioni-costi-performance-batterie-Goldman-Sachs

 

Importante – e sulla stessa linea di interpretazione – anche un recentissimo studio della agenzia di rating Standard & Poor’s, che conferma non solo la centralità e la crescita esplosiva attesa dal settore dello storage, ma anche per la prima volta mette in guardia le aziende del settore delle utilities elettriche: di questo passo la capacità di autoproduzione di energia elettrica da parte dei consumatori crescerà in modo vertiginoso, mettendo a rischio i loro ricavi aziendali.

E infine, per completare il quadro analitico, le stime di un’altro autorevolissimo istituto di ricerca, il Bloomberg New Energy Finance. La diffusione dei veicoli elettrici, si legge nello studio, porterà a un calo dei costi delle batterie, e prevalentemente per questa ragione il mercato dell’energy storage al 2040 arriverà ad un giro d’affari di 250 miliardi di dollari l’anno, mentre la capacità di accumulo “dietro al contatore” passerà dai circa 400 MWh attuali a 760 GWh. In altre parole aumenterà della bellezza di 1.900 volte nei prossimi ventiquattro anni.

Va da sé che queste previsioni tanto lusinghiere per il comparto dello storage di energia rifletta anche le grandi manovre che si stanno già verificando in questo settore. Il rapporto di Standard & Poor’s ad esempio fa notare che molti grandi gruppi stanno cominciando a intervenire in questo campo: ad esempio, la recente acquisizione da parte di un colosso come Total del gruppo Saft, specializzato nella produzione di batterie al nickel e agli ioni di litio, oppure quella dell’azienda statunitense delle batterie Green Charge da parte dell’utility Engie.

Anche la Casa Bianca di Barack Obama nei giorni scorsi ha annunciato un programma pubblico-privato per accelerare l’adozione dei sistemi di accumulo: parliamo di un miliardo di dollari, tra risorse pubbliche e risorse dei privati, per implementare lo storage per la rete, oltre a azioni di supporto pubblico, quali impegni nella ricerca e nella regolamentazione. Investimenti annunciati in 33 Stati, Il governo federale si è impegnato in una serie di programmi di storage e microgrid nelle basi militari – l’esercito Usa realizzerà un sistema di accumulo da 50-100 MW in una base militare in California e un altro progetto da 6 MW di fotovoltaico accoppiati con 6 MW di storage in un altra base sempre in California – mentre 16 tra utility e altre aziende hanno annunciato nuovi progetti e obiettivi sugli accumuli veri e propri, ma anche sugli scaldacqua intelligenti, nuovi contatori smart e programmi di gestione della domanda.

 

Le grandi manovre – forse grandissime – le sta compiendo anche il magnate sudafricano Elon Musk, patron di Tesla, la società di automobili elettriche. Primo, sta procedendo con grandissima rapidità la costruzione della cosiddetta Gigafactory, la fabbrica di batterie al litio più grande al mondo: quando entrerà a regime, lo stabilimento in Nevada produrrà più capacità di accumulo di quanta ne sia stata acquistata lo scorso anno sotto forma di batterie al litio. Entro la fine di quest’anno qui si produrranno anche le celle degli accumuli stazionari Powerwall e Powerpack lanciati nel 2015. Poi la fabbrica si dedicherà anche alle batterie del nuovo modello Tesla 3, l’auto elettrica destinata al mercato di massa, promessa per il 2017. Infine, proprio nei giorni scorsi Musk ha annunciato la volontà di acquistare al non modico prezzo di 2,86 miliardi di dollari la società SolarCity, che è il principale produttore e installatore di impianti fotovoltaici. Impianti che genereranno energia elettrica che finirà nei sistemi di accumulo costruiti e venduti da Tesla.

 

Now-How-Costi-batterie-litio-previsione

 

E in Italia? Nel nostro paese – neanche a farlo apposta – siamo decisamente indietro. Il mercato privato dei sistemi di accumulo per adesso è poca cosa: secondo i numeri diffusi da Energy & Strategy Group, nel 2015 sono stati acquistati circa 2000 impianti di questo tipo. In Germania di sistemi di accumulo ne hanno già installati quasi 40mila, però. Il 2016 però sembra vedere un deciso incremento delle installazioni dei sistemi “domestici” o per le piccole imprese. Sul fronte delle grandi imprese, la punta di diamante dello storage italiano è Terna: come ha detto recentemente l’amministratore delegato Matteo Del Fante, sulla rete Terna sono installate batterie per oltre 50 Mw. “E’ il sistema di storage dell’energia più grande d’Europa – ha detto il manager – anche grazie alle batterie, oggi le rinnovabili in Italia non sono ingolfate, perché riusciamo a minimizzare e ridurre le criticità nella produzione da fonti eolica e fotovoltaico non programmabile”.

 

A cura di Roberto Giovannini

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